Una visita “colorata”…

In questi giorni abbiamo avuto ad Amman la visita del mitico PIMPA, in arte Marco Rodari. E’ stato un dono di Dio perchè il Pimpa non è solo un claun o un mago…ma è un angelo che il Signore ha mandato sulla terra per ridonare il sorriso ai bambini vittime della violenza, dell’egoismo e della stupidità dei grandi. Abbiamo fatto spettacoli per i bambini iracheni ad Amman e per i piccoli profughi siriani nel nord della Giordania.

Pimpa con bambini iracheni ad AmmanDopo la Giordania dovevamo andare insieme in Kurdistan ma a causa del problema al piede non l’ho potuto accompagnare fisicamente ma l’ho accompagnato spiritualmente leggendo il suo libro che consiglio a tutti: “LA GUERRA IN UN SORRISO” e che potete ordinare sul sito www.ilpimpa.it

Un racconto di “parole gettate sulla carta sulla carta solo per rubare un attimo alla paura.”  Un racconto drammaticamente umano, dal di dentro, che ti ri-lacera il cuore perchè tanti di quei racconti li hai vissuti anche tu e che ti fa capire davvero cosa sia la guerra…

“ Perdere la propria terra. Perdere la propria casa. Perdere tutto!

Mamma, Papà, Fratelli, Amici… 

Sogni, meraviglie…senso di vita.

Perdera la parola. Perdere lo sguardo. Perdere il contatto.

Perdere quel brillare, che al fondo,rende vivaci gli occhi.

Perdere il controllo, dei gesti incontrollati.

palpito di cuore, battito di ciglia, voglia di respirare…

Perdere…senza alcuna possibilità di rivincita.

Tutto questo è la Guerra.”

Ma tu caro Pimpa hai vinto la guerra…l’hai vinta con il tuo naso rosso ed il tuo meraviglioso sorriso. Perchè come dici sempre: “ Il sorriso di un bambino, vale una vita!”

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Le Iraqi Girls e Papa Francesco

Sono commosso. Si, vi devo confessare che ancora faccio fatica ad abituarmi alle loro storie di sofferenza e di fede. Ed è per questo che ancora una volta non sono riuscito a trattenere le lacrime durante la lettura della lettera che le meravigliose Iraqi Girls hanno spedito a Papa Francesco. Assieme alla lettera hanno mandato anche un regalo “speciale”: una Casula particolare, cucita con gli scarti del materiale usato per creare i bellissimi abiti RAFEDÌN.

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Vi anticipo solo qualche riga…. “Abbiamo cucito la Casula con gli scarti del nostro lavoro. Anche noi siamo state “scartate” da uomini malvagi che ci hanno cacciato dalla nostra terra. Dagli scarti tante volte può nascere una cosa bella e utile per dare gloria al Signore.”

Buona lettura e che il Signore aiuti e protegga queste figlie “scartate” dal mondo ma predilette da Dio che ancora oggi, pur nella loro drammatica situazione di profughe, hanno tanto da insegnarci!

 

 

Sua Santità Papa Francesco, la pace del Signore sia con te!

Siamo ragazze irachene rifugiate in Giordania. Siamo state forzate a lasciare il nostro paese, l’Iraq, scappando dal terrorismo e da una situazione critica in cui ci siamo trovate a causa della violenza di questi gruppi di banditi che si fanno chiamare Stato Islamico. Siamo state costrette a lasciare il nostro paese senza sapere niente del nostro futuro e di quello che ci aspettava dato che la nostra vita era esposta al pericolo.
Abbiamo dovuto salvare le nostre vite e scappare perché questa era l’unica decisione che potevamo prendere dato che ISIS ha costretto i cristiani a scegliere tra 3 possibilità:

-Rinnegare la propria fede e diventare musulmani
-Pagare una tassa per restare
-Morire

Abbiamo incontrato tante difficoltà durante la nostra fuga da ISIS ed abbiamo lasciato tutti i nostri averi per salvare la nostra vita e la nostra fede nel Signore Gesù Cristo. Abbiamo scelto di seguire il Cristo in cui crediamo, quel Cristo che non ci ha mai abbandonato e ci ha salvato dalla loro ingiustizia e ci ha dato la forza per sopportare le difficoltà finché siamo arrivati in Giordania. La vita qui è più sicura però non abbiamo nessun diritto perché siamo rifugiati: non possediamo permessi di lavoro e non possiamo continuare i nostri studi perché il Ministero dell’Educazione Giordano non riconosce l’ordinamento universitario iracheno, però la Misericordia del Signore è grande perché abbiamo potuto lavorare nel progetto RAFEDÌN che Padre Mario Cornioli ha fondato in collaborazione con la Nunziatura apostolica in Giordania, con la Chiesa Caldea irachena nella persona del parroco Padre Zaid Habbabi e del signor Nameer Anton, con le Suore Salesiane di Amman e con l’aiuto di alcune volontarie italiane: Rosaria , Carla, Federica, Eleonora, Adele, Gabriella, Elisa e Alessandra.

Abbiamo preso dei corsi di taglio e cucito per confezionare degli abiti da donna e siamo riuscite a creare con le nostre mani dei modelli molto belli con le stoffe orientali. Questa iniziativa ci ha dato una grande gioia perché ci ha edificato spiritualmente e materialmente. Le persone che ci sono state vicino ci hanno fatto sentire che siamo ancora utili per noi stessi e per la società. Abbiamo imparato una cosa nuova e divertente nella nostra vita che prima non sapevamo fare e non avevamo nemmeno la minima idea di come si cuciva ma con l’aiuto di tante persone abbiamo imparato e vogliamo continuare ad imparare e speriamo nel futuro di sviluppare questo mestiere.

Sogniamo di stabilirci in una nazione sicura dove possiamo avere i nostri diritti umani, dove poter lavorare per vivere in pace e serenità ed avere anche la possibilità di continuare a studiare.

Ti chiediamo, Padre Santo, di ricordarci nella preghiera e di ricordare il nostro paese, l’IRAQ, affinché Dio conceda la Pace per la nostra terra e per ogni paese che ha bisogno e salvi ogni uomo dall’ingiustizia e dal male che si trovano nel mondo e possa convertire i peccatori che causano questi atti diabolici toccando il loro cuore con la carità e la misericordia.
Per questo vogliamo offrirti questa Casula, sperando che un giorno tu la possa indossare per la celebrazione della Santa Messa e pregare per noi.
È un segno del nostro affetto e del nostro Amore verso di te ed un ringraziamento per la tua testimonianza e la tua parola.
Abbiamo cucito la Casula con gli scarti del nostro lavoro. Anche noi siamo state “scartate” da uomini malvagi che ci hanno cacciato dalla nostra terra. Dagli scarti tante volte può nascere una cosa bella e utile per dare gloria al Signore.
Non si può esprimere la nostra gioia nel sapere che tu hai letto le nostre umili parole e che tu conosci la nostra grande sofferenza e preghi per tutti noi.

Speriamo di poterti incontrare a Cracovia durante la Giornata Mondiale della Gioventù per avere la tua benedizione ma ci sono alcune cose che ostacolano il nostro sogno di partecipare a questo incontro di giovani perché siamo rifugiate in Giordania e se usciamo non possiamo avere il visto per rientrare nelle nostre famiglie. Solo tu ci puoi aiutare!

Ti vogliamo tanto bene! Che Dio ti conservi a lungo e ti protegga sempre con l’intercessione di Maria Vergine, nostra madre e di tutti i santi.
Le tue figlie:

Dalida Gorgees Butrus
Sandra Farajullah Tfanakchi
Sally Saed Al-Isso
Farah Nameer Kmosh
Rasha Aziz AlqusButrus
Dina William George
Maryam Alaa Saloha
Florit Victor Galo
Helen Sami Yildh
Sofya Sami Yildh
Shahad Osamah Zako
Hadeel George Kldan
Zina Nael Matbachi
Diana Gorgees Butrus
Maryam Mansour Zaitoonah
Sura Samir Goriel
Helen Saad Oraha

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Ciao Marianna!

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Carissima Marianna, tra qualche ora partirai per l’Australia, per quel mondo nuovo che i tuoi genitori in questi quasi due anni hanno sognato e che ora finalmente per te e per la tua famiglia si è concretizzato.

Sei stata concepita a Mosul (Iraq), sei scappata in pancia a mamma ad Erbil (Kurdistan), sei nata ad Amman (Giordania) e crescerai a Camberra (Australia). Non è poco per una piccola profuga di nemmeno due anni.  Hai già camminato tanto e vissuto molte esperienze non proprio ideali ma tu sei una piccoletta grintosa, caparbia e sensibile e le saprai trasformare in positivo.

Avrei voluto baciarti un ultima volta, prenderti in braccio come quando venivo a trovarti e tu stavi cadendo nel cercare di muovere i primi passi ma non sarà possibile accompagnarti all’aeroporto e forse è anche meglio, così non mi vedrai piangere.  Per questo ti scrivo questa lettera, che forse mai leggerai, ma che mi aiuta a non essere triste.  Si, ti confesso che l’idea di non vederti più insieme a tuo papà Safwan, a tua mamma Dalia ed ai tuoi carissimi fratellini Yousef e Steve, umanamente mi rattrista molto ma nello stesso tempo mi rallegro perché il Signore ti ha voluto bene e sono felicissimo perché la tua famiglia avrà la possibilità di ri-iniziare una nuova vita.

Forse da grande capirai quanto grande sia stata la tragedia del tuo popolo ma nello stesso tempo potrai ringraziare Dio per quanto sei stata fortunata nei confronti di tanti altri bambini. Tanti di loro, cacciati dalle case sono morti lungo il cammino verso la libertà, tanti di loro sono annegati insieme ai loro genitori alla ricerca di un futuro sereno. Alla fine tu sei stata più fortunata di loro. Hai trovato un paese che ti ha aperto le porte ed una chiesa che si è presa cura di te. Tanti tuoi piccoli fratellini non hanno avuto e non hanno questa possibilità!

È per tutti quelli che non ce l’hanno fatta che ti auguro di crescere felice! Ne hai diritto!!! Avrai un infanzia lontana dalla guerra e da tutta la violenza che si è scatenata in questa parte del mondo, avrai la possibilità di studiare e di vivere la tua vita nella pace e nella serenità, lontana dalla follia umana che si è scatenata a casa tua. Hai tutto il tempo per farlo e lo devi fare anche per tutti quei bambini che non lo potranno fare.

Noi grandi dobbiamo chiederti scusa per non essere stati capaci di difenderti e non averti dato la possibilità di crescere serena nella tua casa ma Dio è misericordioso e per questo ha permesso che la tua famiglia sia stata accolta e amata ed abbia avuto questa nuova possibilità!

Da parte mia posso continuare ad amarti da lontano come ti ho amato fin dal primo momento che ti ho conosciuto e ad accompagnarti con la mia preghiera e domandare a Dio che non permetta più di farti soffrire e ti prometto anche che continuerò con tutte le mie forze, fino a quando Dio vorrà, a prendermi cura di ogni Gesù Bambino, che come te, si troverà nel bisogno!

Ti voglio bene Marianna!   “Ammo” Mario

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Una triste mattina a Cremisan…

  
Oggi è stata una giornata molto triste. Una di quelle giornate che ti scoraggiano e ti fanno perdere ogni speranza. Questa mattina alle 8.30 insieme al parroco, abuna Aktam e a tanti altri parrocchiani, siamo andati all’inizio della Valle del Cremisan per celebrare la Santa Messa, pregare per la pace e chiedere a Dio la sua giustizia. Due giorni fa sono ripresi i lavori per preparare la strada al muro e quindi tutti gli ulivi, che da secoli donano olio ed olive alle famiglie di BetJala e che si trovavano nel tracciato, sono stati sradicati e portati via, rubati ai loro legittimi proprietari. Una totale ingiustizia e senza nessun motivo di sicurezza. Ma quello che abbiamo vissuto oggi è stata l’ennesima dimostrazione di una violenza senza senso contro l’uomo e contro la natura.

Oggi abbiamo toccato con mano questa violenza, abbiamo visto con i nostri occhi la prepotenza e l’arroganza dell’esercito militare israeliano che ha arrestato e portato via con la forza alcuni ragazzi: uno perché voleva piantare un ulivo mentre il secondo perché gridava il suo dissenso. Il parroco ed il Sindaco hanno tentato di opporsi ma sono stati maltrattati anche loro…una vergogna!!!

  

Dopo averci impedito di dire la Messa sotto gli ulivi alla fine siamo riusciti a pregare sulla strada ma vi confesso che non è stato semplice celebrare dopo quello che era successo e soprattutto non è stato facile mantenere la serenità senza permettere alla rabbia di impossessarsi del tuo cuore e senza porsi mille domande nel cuore per quello che stava accadendo. 

Alcune di queste domande le ho poste ai soldati che erano li a difendere ruspe ed escavatori: “Ma se qualcuno venisse a casa vostra, nel vostro giardino e distruggesse tutto in questo modo sareste contenti ?”   “Ma nel vostro cuore non sentite un po’ di tristezza per quello che sta succedendo ?”  “Ma come potete essere così insensibili difronte alla devastazione della natura ed alla violenza così gratuita sulle persone e sugli ulivi?”

Domande quasi inutili che non hanno avuto risposta ma che spero possano essere entrate nel cuore di questi soldati che da tempo hanno perso la propria umanità ma che nello stesso tempo non hanno avuto il coraggio di guardarmi negli occhi…

“Che Dio abbia pietà di voi quando farà giustizia” sono le parole che ho detto al loro capo quando finalmente dopo tanta confusione siamo riusciti ad iniziare la messa nel nome di quel Padre che dovrebbe farci tutti fratelli ma che in questo momento è stato tradito e abbandonato da alcuni dei suoi figli!!!

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Il falegname di Mosul…

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“Non è costui il Falegname?”  Questa mattina il Vangelo si è fatto carne. Il nostro falegname si chiama Kamel e come Gesù è stato cacciato dal suo paese e disprezzato dalla sua gente.
È arrivato un anno fa al Centro Regina Pacis di Amman insieme alla moglie e ai tre figli: il più grande Savio ha ricevuto la Prima Comunione qualche domenica fa, mentre i piccoletti sono due gemelli : Alen e Azal. Viene da Mosul come la maggioranza dei profughi iracheni cristiani.
Avevo sentito parlare di lui da Abuna Ala’a perché avevo visto i bellissimi lavori che aveva realizzato per il centro con il legno dei pancali buttati via.

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Questa mattina l’ho ritrovato nel suo laboratorio un po’ spoglio ma pieno di umanità. Sta preparando alcuni tavoli e alcune sedie per un ristorantino di Madaba che ha apprezzato i suoi lavori.
Guardandoci con Abuna Ala’a abbiamo sognato di realizzare una bottega artigiana per dargli la possibilità di lavorare in condizioni decenti e ritrovare la sua dignità!

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Quando Kamel ha capito le nostre intenzioni, i suoi occhi hanno iniziato a diventare luminosi e così siamo andati tutti insieme in giro per Amman a cercare un piccolo tavolo da lavoro. Non è facile raccontare la gioia di Mastro Kamel quando abbiamo trovato il tavolo. Non è facile descrivere il suo sorriso pieno di gratitudine e riconoscenza.
Mi ha colpito molto la sua umiltà quando ha dovuto scegliere la misura del tavolo…non ha scelto il più grande e più bello ma ha scelto quello di mezzo perché ci ha detto che sarà più che sufficiente e così facendo ci ha fatto anche risparmiare diversi soldi. Eravamo pronti a prendere il più grande ma ci siamo fidati della sua competenza e della sua abilità.

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Tornati al centro Kamel ha ripreso a a lavorare con una nuova gioia nel cuore ed una nuova luce negli occhi: quella luce e quella gioia di chi, nonostante viva in un container e non abbia nulla, da oggi in poi potrà iniziare a pensare al futuro in modo diverso anche grazie alla generosità di tanti amici italiani che mi hanno fatto arrivare le loro offerte. Non basteranno per tutto ma sono sufficienti per iniziare: la stanza avrebbe bisogno di essere sistemata e gli strumenti di “Mastro Kamel” andrebbero modernizzati. Insieme ad abuna Ala’a non possiamo smettere di sognare e siamo certi che il Signore continuerà ad aiutarci e sostenerci perché come dice Paolo nella seconda lettura di oggi : “quando siamo deboli è allora che siamo forti” e come cantano i miei fratelli THE SUN : “Sento una verità, è più forte di me, in ogni cuore c’è già scritto che : una sola unità vale l’umanità”!!!

Buona domenica a tutti e soprattutto a Kamel, il falegname di Mosul, e alla sua meravigliosa famiglia!!!

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La gente di Mosul e dintorni….cap. 2

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Mi trovo di nuovo ad Amman ed in questi giorni ho proseguito nella visita dei campi di rifugiati approntati nelle nostre parrocchie, per rendermi conto della situazione e soprattutto per condividere con i nostri fratelli cristiani un po’ di speranza.
Ho raccolto, come la volta scorsa, tante lacrime ed un carico di dolore che non è semplice da descrivere ne da portare. Ho ascoltato i racconti pieni di strazio e di sofferenza di tanti padri di famiglia tra cui il giovane Fares arrivato nell’agosto 2014 con la moglie e 3 figli piccoli da Mosul dove aveva un buon lavoro, una bella casa, un conto in banca, una macchina e la felicità di vivere accanto alle sue sorelle e ai suoi fratelli. Oggi non ha più nulla e dopo un anno inizia ad essere molto stanco. Fortunatamente parla inglese e riusciamo a comunicare e mi racconta della bellezza dell’Iraq di una volta e di come inizia a sentire la difficoltà di vivere in quelle condizioni e la mancanza delle sorelle e dei fratelli rimasti ad Erbil. Di fronte al cancello della chiesa vedo i suoi occhi diventare lucidi e con grande fatica, non riesce a trattenere le lacrime. Si vergogna delle sue lacrime ed io non posso fare altro che smettere di guardarlo ed abbracciarlo. Ci teniamo stretti e questo abbraccio pieno di Amore è l’unica cosa che posso donargli per ringraziarlo di quello che lui mi ha donato. Non ho altro da dirgli se non alcune semplice parole che in questi giorni mi sta ripetendo Haitham : “Dio è con noi…non ho paura, non aver paura!”
Non è semplice dire queste parole quando sembra che Dio si sia dimenticato di questi suoi figli e credo non sia neppure facile credere a queste parole quando hai perso tutto e non hai più nulla, e vivi in un container insieme alla tua famiglia in un piccolo parcheggio insieme a 106 persone con due bagni e una fognatura che non funziona. E nonostante questo ti puoi sentire più fortunato di altri che vivono nei grandi campi profughi! FARES mi dona un sorriso pieno di gratitudine e ci salutiamo con l’impegno di rivederci presto!
Penso al Cuore di Dio: mi stupisco di come possa fare ad accogliere nel suo intimo tutte queste persone con il carico di questo dolore. Penso al mio cuore e a tutto quello che in questi anni sta vivendo. Come aprirlo ancora di più? Come custodirlo dal Dia-ballo (diavolo)?
È dura. Vi confesso che la cosa davvero dura è non permettere alla rabbia e all’odio di impossessarsi del tuo cuore pensando a chi ha contribuito a creare questo dramma, pensando ai milioni di persone che hanno dovuto lasciare le proprie case e le proprie terre a causa di mercenari mandati dai soliti noti a dividere e frammentare tutto. Non è facile mantenere la calma del cuore pensando al doppio e triplo gioco di americani, israeliani, turchi, sauditi, qatarini, iraniani e tutti gli altri che su questa maledetta guerra stanno facendo i loro sporchi interessi. Ma questi interessi sono macchiati di sangue e questo sangue grida verso l’alto ed il Signore prima o poi ascolterà il grido di questo popolo di disperati ed allora saranno guai per tutti i miserabili signori della guerra e per i mercanti di morte che riceveranno la loro ricompensa quando ai derelitti “Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.
“Dio è con noi…non aver paura Mario” Le parole di Haitham mi ridanno pace e mi permettono di cercare di restare umano di fronte a questa catastrofe, mentre le parole dei THE SUN che prego sempre tra un centro di rifugiati e l’altro mi permettono di ringraziare Dio per il mio miglior difetto: “Non poter restare a guardare il nostro mondo bruciare lentamente senza fare niente e se il tempo non bastasse per fare un nuovo mondo ci crederei comunque perché è più forte di me”!
A noi è chiesto di fare il possibile e mettere a disposizione quello che abbiamo….per l’impossibile ci penserà LUI!!!

 

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La gente di Mosul e dintorni…

abu Ihab

Quando incontri l’altro hai due possibilità: aprire o chiudere il tuo cuore…io non sono riuscito a chiuderlo ma confesso che entrare in certe situazioni a “cuoreaperto”, come cantano i miei amici THE SUN, spesso è davvero doloroso. Ma da questo dolore può nascere un grande Amore. Ed è quanto mi è successo nei giorni passati…

Trovandomi ad Amman per l’ordinazione sacerdotale di abuna Samer e abuna Marwan ho rivissuto quello che nel 2002 ha cambiato per sempre la mia vita e la mia storia. Tanti anni fa furono le lacrime e la sofferenza di Assad a devastarmi il cuore mentre questa volta sono state le lacrime di Abu Ihab e la fede di Haitham a farlo riesplodere.

In poche ore ho raccolto la disperazione di intere famiglie che sono stati cacciate dalle loro case con la violenza da parte di “stranieri” arrivati nel loro paese per distruggere una storia millenaria di convivenza, per rubare case e terreni altrui e per dividere in modo diabolico le persone a seconda della loro etnia.

Ho raccolto la depressione e l’avvilimento di tanti uomini che hanno dovuto abbandonare tutto e fuggire senza niente ed oggi vivono grazie agli aiuti umanitari ma ho anche accolto la fortezza di Abu Mario e la bellezza della sua famiglia che non hanno paura perchè il Signore è con loro !

Ho raccolto il pianto e l’angoscia di madri che hanno perso le proprie figlie durante la fuga di notte al buio, verso un futuro ancora più buio ma ho anche accolto la tenerezza del piccolo  Marvin, concepito a Mosul e nato ad Amman…

Ho raccolto il dolore e la disperazione di nonno George che ha perso gran parte della sua famiglia ma ho anche accolto la speranza di Abu Samer che prima o poi arrivi il visto per emigrare e dare un futuro ai figli che si sono salvati per miracolo.

Haitham Santa e Mario

In una di queste visite ho fatto fatica però a reggere lo sguardo di una ragazza sui 20 anni di cui non conosco il nome perchè non ho avuto il coraggio di domandarglielo. Non ho avuto il coraggio di guardare i suoi occhi così profondi perchè vi ho intravisto l’abisso del male e il dramma di quella fuga. Occhi che gridavano: PERCHE??? e invocavano amore, giustizia e compassione.

Non ce l’ho fatta. Sono stato un vigliacco ma era troppo anche per me. E’ la prima volta che non riesco a guardare negli occhi qualcuno e mentre abuna Hanna mi traduceva i racconti disperati dei suoi familiari mi sentivo questi occhi puntati addosso. Occhi che non si spostavano da me e che ancora sento accanto in cerca dei miei…non so quanto potrò resistere a girarmi dall’altra parte!!!

Alcuni profughi dei più “fortunati” vivono tutti insieme in una o due stanze, affittate dalla Caritas, dove sono stato accolto come un fratello e dove ho potuto toccare con mano la straordinaria fede e la dignità di questo popolo di rifugiati che nonostante non abbiano nulla riescono a darti tutto.

In quei momenti mi è dispiaciuto non poter comunicare fino in fondo a causa della lingua e quindi non poter capire tutto quello che mi avrebbero voluto dire ma nello stesso tempo ti accorgi che c’è una lingua che va oltre: la lingua dell’Amore e ti accorgi come il calore di un abbraccio, la forza di una stretta di mano, la verità di un sorriso e la tenerezza di una carezza possono compiere miracoli ed aprire le porte allo Spirito, vero Amore che con grande forza, in questi giorni, ha riempito il mio cuore ed il cuore di coloro che il Signore mi ha messo davanti.

Davanti a tutto questo ti nascono dentro tante domande a cui fai fatica trovare risposte e ti vengono tanti dubbi che vorresti chiarire ma non riesci. Ed allora ti affidi e allarghi le braccia e ripeti il tuo “Eccomi Signore, se vuoi manda me!”.

Chissà cosa il Signore vorrà davvero da me per avermi fatto rivivere dopo 13 anni la stessa esperienza che ha cambiato la mia vita ed ha trasformato la mia fede?

Marvin

 

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