Un goal per la pace!


E’ il nome di una iniziativa di solidarietà che si è svolta quasi due mesi fa a Betlemme e che ha visto una sfida di calcio tra la Nazionale Palestinese e la Selecao Sacerdoti Calcio. Me lo ha fatto ricordare un caro amico, Ettore di Darfo (BS) che mi ha mandato oggi l’articolo che ha scritto in occasione di questa partita.
Mi ero dimenticato di raccontarvelo. Forse non vi ho nemmeno mai raccontato che faccio parte della Selecao Sacerdoti Calcio, anche se oramai soltanto “spiritualmente”. Così mi è sembrato simpatico condividere con voi questa esperienza anche se avvenuta un pò di tempo fa. Se siete curiosi e volete leggere il resoconto dettagliato della trasferta in Terrasanta potete andare a vedere il sito web  della Selecao che riporta diversi articoli dell’iniziativa. Interessanti e divertenti le pagelle della sfida. Sicuramente è stato un momento molto bello e soprattutto per me che “giocavo in casa” ancora più emozionante anche grazie allo splendido tifo di tutto il seminario scatenato con tamburi e bandiere del Vaticano (vedi sullo sfondo della foto) e il gruppo di Massa-Carrara che ha invocato a gran voce la mia discesa in campo fin dal primo minuto….ma il Mister ha avuto pietà e mi ha schierato a soli 10 minuti dalla fine date le pessime condizioni fisiche in cui mi trovavo e mi trovo(25-30 kg di sovrappeso e diversi anni di inattività…) Giusto il tempo di far intra-vedere che qualche anno fa ero un buon giocatore, giusto il tempo di prendere 4-5 gol e soprattutto giusto il tempo per ricevere una ovazione del mio amato pubblico!!!
Grazie a tutti ma soprattuto al mister Moreno ed ai miei confratelli sacerdoti con cui abbiamo condiviso un bel momento e che spero possano tornare presto a trovarmi e magari in futuro organizzare un triangolare anche con gli israeliani…perchè no?

Vi allego l’articolo di Ettore :

Lo scorso Martedì 26 Ottobre si è disputata presso lo stadio Al Khader di Betlemme una storica partita a calcio a scopo benefico fra una squadra di preti italiani e la nazionale palestinese. Tra i preti, presente anche don Sergio.

UN GOAL PER LA PACE

Un darfense tifoso e amico dei preti-calciatori rilegge la prima trasferta internazionale della Seleçao Sacerdoti calcio in Palestina.

Quando Don Sergio mi ha chiesto di accompagnarlo nel viaggio in Palestina con la Selecao Sacerdoti sicuramente non avevo ben presente che cosa avrebbe significato per me questo viaggio.

Non ero mai stato in Terra Santa e visitare questa terra al fianco di una ventina di Sacerdoti ha rappresentato, per me, certamente un momento molto significativo della mia vita.

La Santa Messa nella Chiesa della Natività, al Santo Sepolcro e sulle rive del Giordano sono momenti che difficilmente dimenticherò. La fede che questi sacerdoti trasmettevano nella visita ai luoghi sacri era una cosa eccezionale e sicuramente uno stimolo per me a non aver mai timore a manifestare il mio essere cattolico in tutti i momenti della giornata.

Difficile dimenticare anche la realtà incontrata, certamente diversa da quella conosciuta attraverso i mezzi di comunicazione. Quello palestinese è un popolo che cerca l’integrazione nella vita quotidiana e che ha nella presenza cattolica (Scuole, Sport, Associazioni) un importante punto di riferimento. La seleçao è stata trattata come una vera e propria rappresentanza sportiva e ha potuto incontrare non solo i vertici calcistici locali (giocatori e federazione), ma anche il primo ministro palestinese che ha rimarcato anche il peso politico di questa presenza.

IL CALCIO CHE NON FA RUMORE

(Il Miracolo calcistico di Betlemme)

Esiste un calcio che non fa rumore, giocato per il piacere di giocare e che fa delle situazioni sociali un motivo di sport e non un motivo di rissa.

Non è il calcio professionale, non è il calcio dei miliardi e non è nemmeno il calcio dei campioni: è il calcio degli appassionati, di chi ama quel pallone rotondo che gonfia la rete, avversaria, ovviamente.

Intorno al terreno di Al Khader, lo stadio di Betlemme, ondeggiano bandiere palestinesi, italiane e quella gialla e bianca del Vaticano. Nella tribuna d’onore, accanto agli esponenti palestinesi, una fila di sai marroni, quelli dei monaci francescani, l’ordine incaricato di custodire i Luoghi Santi fin dal XIV° secolo.

Sul terreno di gioco, gli 11 sacerdoti, con la maglia gialla, i pantaloncini blu e i calzini bianchi, resistono ai palestinesi, vestiti tutti di rosso, grazie ad una difesa di ferro e ad un agile e piccolo portiere che blocca ogni velleità da parte degli autoctoni, con l’aiuto della Provvidenza… e dei pali.

Alla fine del primo tempo, il tabellone è ancora fermo sullo 0 a 0. Una prodezza da parte degli atleti di Dio, qualcuno di età anche piuttosto avanzata.

Onestamente devo dire che qualcosa che si avvicina al “miracolo” è sicuramente avvenuto perché raramente o mai ho visto qualcosa del genere e quando un Sacerdote in panchina mi ha guardato dopo l’ennesimo palo gli ho detto candidamente di non dire nulla perché già lo stavo pensando io.

Don Sergio, al di là delle pagelle che ho visto sul sito della Seleçao, oltre ad essere stato l’unico a giocare l’intera partita è stato sicuramente tra i migliori in campo insieme al mitico portiere filippino e a tutta la difesa, ma ricorderà certamente il secondo tempo come un incubo visto che gli arrivavano giocatori avversari da tutte le parti.

La partita è terminata 9 a 1, ma occorre ricordare per capire il “Miracolo di Betlemme” che il Sacerdote più giovane aveva trent’anni e che qualcuno non sapeva sicuramente cosa era giocare al calcio mentre la squadra avversaria era composta da giocatori professionisti sotto i 25 anni che potrebbero tranquillamente giocare nella nostra Serie C (ora Lega Pro) ed alcuni (4 o 5) non sfigurerebbero neanche in Serie B.

Obiettivo prioritario della manifestazione non è stato certo quello di mettere a confronto due diverse esperienze calcistiche ma di evidenziare come lo sport possa essere veicolo per il superamento di tante barriere che si frappongono al dialogo di pace. Simbolo eloquente del difficile cammino di pace l’alto muro che isola i territori palestinesi dal resto del mondo. Difficile e per qualcuno impossibile attraversare i check-point presenti ad ogni dove. Il “miracolo di Betlemme” ha di certo contribuito a far credere a molti che questo orribile muro può essere almeno ammorbidito se molti si fanno carico della questione vincendo la tentazione di dire: “Non mi riguarda” o “Non mi interessa”!

Oltre alla bella esperienza vissuta ci portiamo a casa l’impegno assunto di raccontare ciò che abbiamo visto: anche questo dovere di informare e raccontare è costruire la pace.

Il miracolo calcistico di Betlemme è stata una partita senza confini, importante soprattutto per il significato che ha rappresentato, la cui parola d’ordine è stata: solidarietà (che noi cristiani sappiamo essere espressione di amore).

Ettore

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3 risposte a Un goal per la pace!

  1. giuliana ha detto:

    ..magari in futuro organizzare un triangolare anche con gli israeliani…perchè no?

    Niente è impossibile a Dio!!!

  2. Ilaria Natale ha detto:

    ..Abuna Mario facci un goaaaallll!!!! Anche i ragazzi palestinesi tifavano per te!!! =)
    E come possiamo dimenticare le hostess e gli steward (se si scrive così) sull’aereo per il ritorno??? Buon Natale Abuna Mario..e salutaci tutti i bambini Gesù!!!
    Ila Paolo & Marilisa

  3. beppe ricceri ha detto:

    Abuna Cornioli Mario era il bomber non del M0ntevarchi ma della Baldaccio Bruni di Anghiari ed era fortissimo ed Anghiari ancora lo ricorda con grande affetto.
    Facci ancora un gollazzo, di quelli che hanno fatto tremare le reti del nostro campo sportivo. Ci rivediamo il 5 Gennaio

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