La gente di Mosul e dintorni…

abu Ihab

Quando incontri l’altro hai due possibilità: aprire o chiudere il tuo cuore…io non sono riuscito a chiuderlo ma confesso che entrare in certe situazioni a “cuoreaperto”, come cantano i miei amici THE SUN, spesso è davvero doloroso. Ma da questo dolore può nascere un grande Amore. Ed è quanto mi è successo nei giorni passati…

Trovandomi ad Amman per l’ordinazione sacerdotale di abuna Samer e abuna Marwan ho rivissuto quello che nel 2002 ha cambiato per sempre la mia vita e la mia storia. Tanti anni fa furono le lacrime e la sofferenza di Assad a devastarmi il cuore mentre questa volta sono state le lacrime di Abu Ihab e la fede di Haitham a farlo riesplodere.

In poche ore ho raccolto la disperazione di intere famiglie che sono stati cacciate dalle loro case con la violenza da parte di “stranieri” arrivati nel loro paese per distruggere una storia millenaria di convivenza, per rubare case e terreni altrui e per dividere in modo diabolico le persone a seconda della loro etnia.

Ho raccolto la depressione e l’avvilimento di tanti uomini che hanno dovuto abbandonare tutto e fuggire senza niente ed oggi vivono grazie agli aiuti umanitari ma ho anche accolto la fortezza di Abu Mario e la bellezza della sua famiglia che non hanno paura perchè il Signore è con loro !

Ho raccolto il pianto e l’angoscia di madri che hanno perso le proprie figlie durante la fuga di notte al buio, verso un futuro ancora più buio ma ho anche accolto la tenerezza del piccolo  Marvin, concepito a Mosul e nato ad Amman…

Ho raccolto il dolore e la disperazione di nonno George che ha perso gran parte della sua famiglia ma ho anche accolto la speranza di Abu Samer che prima o poi arrivi il visto per emigrare e dare un futuro ai figli che si sono salvati per miracolo.

Haitham Santa e Mario

In una di queste visite ho fatto fatica però a reggere lo sguardo di una ragazza sui 20 anni di cui non conosco il nome perchè non ho avuto il coraggio di domandarglielo. Non ho avuto il coraggio di guardare i suoi occhi così profondi perchè vi ho intravisto l’abisso del male e il dramma di quella fuga. Occhi che gridavano: PERCHE??? e invocavano amore, giustizia e compassione.

Non ce l’ho fatta. Sono stato un vigliacco ma era troppo anche per me. E’ la prima volta che non riesco a guardare negli occhi qualcuno e mentre abuna Hanna mi traduceva i racconti disperati dei suoi familiari mi sentivo questi occhi puntati addosso. Occhi che non si spostavano da me e che ancora sento accanto in cerca dei miei…non so quanto potrò resistere a girarmi dall’altra parte!!!

Alcuni profughi dei più “fortunati” vivono tutti insieme in una o due stanze, affittate dalla Caritas, dove sono stato accolto come un fratello e dove ho potuto toccare con mano la straordinaria fede e la dignità di questo popolo di rifugiati che nonostante non abbiano nulla riescono a darti tutto.

In quei momenti mi è dispiaciuto non poter comunicare fino in fondo a causa della lingua e quindi non poter capire tutto quello che mi avrebbero voluto dire ma nello stesso tempo ti accorgi che c’è una lingua che va oltre: la lingua dell’Amore e ti accorgi come il calore di un abbraccio, la forza di una stretta di mano, la verità di un sorriso e la tenerezza di una carezza possono compiere miracoli ed aprire le porte allo Spirito, vero Amore che con grande forza, in questi giorni, ha riempito il mio cuore ed il cuore di coloro che il Signore mi ha messo davanti.

Davanti a tutto questo ti nascono dentro tante domande a cui fai fatica trovare risposte e ti vengono tanti dubbi che vorresti chiarire ma non riesci. Ed allora ti affidi e allarghi le braccia e ripeti il tuo “Eccomi Signore, se vuoi manda me!”.

Chissà cosa il Signore vorrà davvero da me per avermi fatto rivivere dopo 13 anni la stessa esperienza che ha cambiato la mia vita ed ha trasformato la mia fede?

Marvin

 

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7 risposte a La gente di Mosul e dintorni…

  1. giudig ha detto:

    Grazie Abuna Mario per questa testimonianza. Tra le righe si legge tanta gioia contrapposta a tanta sofferenza, tanto dolore e tanta speranza. Io credo che di fronte a queste “mattanze” non si possa far finta di niente. Il dolore arriva a tanti km di distanza, posso immaginare il tuo vissuto insieme a questi tuoi amici. Un baciotto dolcissimo,virtuale a Marvin che si unisce al tuo. Sempre nelle mie preghiere. 🙂

  2. Enrico Bragazzi ha detto:

    Sia Lodato il Signore per avermi fatto conoscere Abuna Mario, esempio vivente di come e quanto il mondo sarebbe tanto diverso e più bello se ci si guardasse di più negli occhi e pensare che il sorriso discende dal pensare di avere davanti un fratello vero, comunque la pensiamo. Chiediamo a Dio di farci comprendere che solo con l’amore e la virtù della Carità, possiamo recuperare il senso buono della vita.

  3. Butros ha detto:

    Grazie Abuna del commento a…cuore aperto.
    Molti non ricordano che ognuno è spesso profugo senza rendersene conto.

  4. Annalisa Longo ha detto:

    Grazie Abuna Mario! Che bello rivederti in foto con questi amici davvero speciali. Un abbraccio a tutti e sempre uniti nella preghiera. Il Signore ti benedica! Annalisa e tutti gli amici di Perugia

  5. Gianni Naletto ha detto:

    Grazie della tua testimonianza. So che ahi tanti amici, ed è molto bello. Ma “nalettoooooo”…. dove lo trovi???? CIAO – UN ABBRACCIO d. Gianni >

  6. Domenico Manico ha detto:

    Grazie di cuore per questa testimonianza. Pregherò più forte per tutti voi e perchè il Signore illumini le nostre piccole coscienze. Grazie Abuna Mario

  7. COMITATO ha detto:

    Carissimo Abuna Mario, il tuo articolo mi giunge nel giorno in cui incontro Eleonora Berardi di Operazione Colomba per parlare del villaggio di At Tuwani, della crescita dei gruppi di resistenza non violenta e dei problemi dei profughi siriani. Cercheremo di lavorare assieme su questo grave problema. Nel frattempo abbiamo mandato a più riprese medicinali ai campi profughi tramite piccole Onlus. Cosa pensi che possiamo fare? Come possiamo essere loro di aiuto? Mi rendo conto che la nostra condivisione è un po’ superficiale e semplicistica, perché è solo a parole e non condivide fino in fondo le sofferenze di quei popoli. Un grande abbraccio

    Roberto Gimelli Comitato per la lotta contro la fame nel mondo

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