Il falegname di Mosul…

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“Non è costui il Falegname?”  Questa mattina il Vangelo si è fatto carne. Il nostro falegname si chiama Kamel e come Gesù è stato cacciato dal suo paese e disprezzato dalla sua gente.
È arrivato un anno fa al Centro Regina Pacis di Amman insieme alla moglie e ai tre figli: il più grande Savio ha ricevuto la Prima Comunione qualche domenica fa, mentre i piccoletti sono due gemelli : Alen e Azal. Viene da Mosul come la maggioranza dei profughi iracheni cristiani.
Avevo sentito parlare di lui da Abuna Ala’a perché avevo visto i bellissimi lavori che aveva realizzato per il centro con il legno dei pancali buttati via.

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Questa mattina l’ho ritrovato nel suo laboratorio un po’ spoglio ma pieno di umanità. Sta preparando alcuni tavoli e alcune sedie per un ristorantino di Madaba che ha apprezzato i suoi lavori.
Guardandoci con Abuna Ala’a abbiamo sognato di realizzare una bottega artigiana per dargli la possibilità di lavorare in condizioni decenti e ritrovare la sua dignità!

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Quando Kamel ha capito le nostre intenzioni, i suoi occhi hanno iniziato a diventare luminosi e così siamo andati tutti insieme in giro per Amman a cercare un piccolo tavolo da lavoro. Non è facile raccontare la gioia di Mastro Kamel quando abbiamo trovato il tavolo. Non è facile descrivere il suo sorriso pieno di gratitudine e riconoscenza.
Mi ha colpito molto la sua umiltà quando ha dovuto scegliere la misura del tavolo…non ha scelto il più grande e più bello ma ha scelto quello di mezzo perché ci ha detto che sarà più che sufficiente e così facendo ci ha fatto anche risparmiare diversi soldi. Eravamo pronti a prendere il più grande ma ci siamo fidati della sua competenza e della sua abilità.

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Tornati al centro Kamel ha ripreso a a lavorare con una nuova gioia nel cuore ed una nuova luce negli occhi: quella luce e quella gioia di chi, nonostante viva in un container e non abbia nulla, da oggi in poi potrà iniziare a pensare al futuro in modo diverso anche grazie alla generosità di tanti amici italiani che mi hanno fatto arrivare le loro offerte. Non basteranno per tutto ma sono sufficienti per iniziare: la stanza avrebbe bisogno di essere sistemata e gli strumenti di “Mastro Kamel” andrebbero modernizzati. Insieme ad abuna Ala’a non possiamo smettere di sognare e siamo certi che il Signore continuerà ad aiutarci e sostenerci perché come dice Paolo nella seconda lettura di oggi : “quando siamo deboli è allora che siamo forti” e come cantano i miei fratelli THE SUN : “Sento una verità, è più forte di me, in ogni cuore c’è già scritto che : una sola unità vale l’umanità”!!!

Buona domenica a tutti e soprattutto a Kamel, il falegname di Mosul, e alla sua meravigliosa famiglia!!!

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Una risposta a Il falegname di Mosul…

  1. Caro Abuna Mario,
    grazie per quello che fai. Ti ho conosciuto l’altra sera quando hai testimoniato, a noi maceratesi in pellegrinaggio con il nostro Vescovo, la dura realtà di cui sei testimone.
    Grazie, prego per Te

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