Una terra dove scorre sangue e fiele…

La deposizione

Si avvicina il tempo di Avvento. Un tempo che a Betlemme dovrebbe portare gioia ed allegria per la nascita del Principe della Pace ed invece sta portando soltanto notizie di morte e di orrore. In questi giorni si addensano nubi scurissime all’orizzonte, il tempo è tristissimo e la violenza sta dilagando senza che nessuno riesca o voglia fermarla.

Ci siamo stancati di ripeterlo ma non vogliamo smettere di farlo: la Terrasanta non dovrebbe essere una terra dove scorre sangue e fiele ma potrebbe essere davvero la terra dove abbondano latte e miele per tutti e lo sarà soltanto quando si riuscirà a vivere o almeno a con-vivere insieme dato che non è pensabile che una parte possa vivere senza l’altra e che un popolo possa eliminare l’altro popolo ma purtroppo sembra che la volontà politica degli estremisti dell’una e dell’altra parte sia diversa. Questa attuale politica è molto rischiosa, ci fa paura…in poche parole : NON CI SIAMO!!!

Di solito è la parte più forte quella che dovrebbe essere più “responsabile” e quindi per esempio liquidare come suicidio l’assassinio del giovane autista arabo certo non giova a calmare gli animi già profondamente esasperati! Il più forte, potendo decidere cosa fare e cosa non fare, non dovrebbe cascare nelle provocazioni o peggio ancora, mettersi a provocare ma dovrebbe trovare il coraggio di andare alla radice del problema e risolverlo una volta per tutte con giustizia e magnanimità.

Purtroppo questa spirale di violenza che sembra inarrestabile l’avevamo prevista in tempi non sospetti. Tanti amici si ricordano e mi ricordano le previsioni dello scorso anno quando in tanti raccontavamo di come i futuri scontri si sarebbero concentrati su Gerusalemme…ed eccoci qua a dover scrivere ancora una volta di quanto sia davvero pericolosa la situazione non solo per gli arabi di Gerusalemme Est che stanno subendo pesanti provocazioni, intimidazioni, discriminazioni, umiliazioni ed uccisioni ma anche per i tanti ebrei di Gerusalemme Ovest che farebbero volentieri a meno di questa nuova ondata di terrore che si è abbattuta nuovamente su di loro…

I palestinesi non hanno nulla da perdere. Hanno perso tutto nel corso degli anni, non avranno mai il loro stato e quella che gli stanno facendo vivere attualmente è una vita senza dignità che nessuno potrà sopportare in eterno e dunque non hanno nessun timore nel “sacrificare” fisicamente anche la propria vita.

Gli israeliani hanno tutto da perdere. Non hanno vinto nulla con la violenza e le chiusure, con il muro e le demolizioni. Vivono nella paura talvolta reale e talvolta costruita ad arte per favorire ancora di più le tante divisioni presenti tra le due parti ed allargare sempre più il baratro tra i due mondi. Baratro che rischia di essere riempito di morti e di sangue ma questo non farà dormire sonni tranquilli a chi si macchierà di altri delitti!

Siamo vicini ad una situazione di non-ritorno pericolosissima per tutti! Non si vedono spiragli di luce in questo lungo tunnel ma “di notte l’aurora fa parte di noi” ed è per questo che dobbiamo continuare a sperare che qualcosa di miracoloso accada e che il Signore prima o poi si svegli e sistemi la situazione. Perché o ci mette le mani Lui o andrà a finire sempre peggio se il tutto viene lasciato nelle mani di politici di molto poca volontà e tanta meno umanità!!!

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Tra i feriti di Gaza…

Pimpa in the Hospital

“Come è possibile tutto questo? Questi non sono uomini…sono degli animali”. Con gli occhi gonfi Mamoun mi si getta al collo ed inizia a piangere. Cerco di consolarlo e di consolarmi. Lo stringo forte e sussurro al suo orecchio le uniche parole che in quel momento mi sono venute dal cuore: “ Non dobbiamo diventare come loro. Non possiamo diventare disumani in questo modo. Dobbiamo difendere la nostra umanità”. Mi ha dato pace sentire quelle parole che non erano dirette solo a Mamoun ma era lo Spirito Santo che le diceva anche per me e ringrazio Dio perchè ancora mi permette di “resistere” e di restare umano nonostante tutto. Forse è merito anche del claun/mago Pimpa con cui in questi giorni ci siamo trasferiti in pianta quasi stabile all’Ospedale Francese di Gerusalemme. E’ passata oramai una settimana dall’arrivo dei primi pazienti. Ricordo benissimo quel primo giorno quando siamo arrivati e siamo rimasti scioccati dalla devastazione di alcuni feriti…carni bruciate e squarci impressionanti. Ma il buon Dio ci ha aiutato ed ecco che nei successivi giorni mi sono ritrovato a fare l’assistente claun per riportare il sorriso nel volto dei bambini ricoverati. Grazie al Cielo ce l’abbiamo fatta. Il Pimpa oramai è divenuto un personaggio al punto che appena mi vedono i piccoli, prima ancora di salutare, mi domandano “When Pimpa?” che significa “ Dov’è il Pimpa?”. Tutti lo cercano perchè nell’orrore e nel dolore dei corridoi dell’Ospedale, l’allegria e le magie del Pimpa hanno riportato un sorriso nel volto di tutti, piccoli e grandi.

Oggi uno di loro è partito. Non ho fatto in tempo a salutarlo, non sono riuscito a rivedere il bel sorriso sdentato di Mohamed su quel faccione scuro scuro. Me lo ricordo ancora quando una settimana fa, in pochi attimi quel sorriso si è trasformato in una smorfia di dolore perchè lo squarcio sulla pancia causato da chissà cosa non gli permetteva di ridere troppo. E’ partito non per il paradiso, dove in questi giorni sono volati in tanti, ma per l’inferno. Non può restare a Gerusalemme e nemmeno venire a Betlemme. Deve rientrare laggiù dove il Male è scatenato ed è diventato incontenibile. Oggi ho pregato per lui…chissà forse non ci rivedremo più ma in questi giorni credo che abbia capito che fuori dal campo di concentramento di Gaza gli esseri umani non sono tutti così cattivi e insensibili al dolore dei loro fratelli. Auguri Mohamed, nel buio delle tenebre della Striscia, se per un attimo avrai paura, chiudi gli occhi e pensa al Pimpa. Shater…mis shater!!!!!

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La Montagna Coraggiosa…

la Montagna Coraggiosa

Finalmente verso le 22.00 sono riuscito ad avere sue notizie…ci eravamo lasciati ieri sera alle due di notte ed oggi non ero riuscito a parlarci. Vi affido le sue parole:

“La giornata di oggi ha avuto una piccola tregua dalle h.14 alle h.16….prima e dopo sono ripresi colpi sparsi sopra la chiesa….in questo momento li senti gli aerei e i droni che ripartono per bombardare ? Sarà un altra lunga notte…”.

Ascolto in sottofondo il rumore dei droni ed inizio a pregare nel mio cuore in silenzio…ed allora lui riprende:

Fino ad oggi la Madonna ci ha protetto…continuerà a farlo servendosi anche della collaborazione di tanti amici che pregano per noi”  mi dice con voce forte e piena di fede, il mitico abuna George…o meglio la Montagna Coraggiosa, come lo hanno definito alcuni ragazzi musulmani nel vederlo all’opera!

La situazione è al limite dell’umano- prosegue abuna – per esempio nelle scuole dove si sono raccolti i profughi iniziano le prime risse ed anche qualche accoltellamento perché iniziano a scarseggiare gli aiuti e non bastano per tutti… La corrente elettrica manca da tre giorni e le tenebre di notte sono davvero pesanti e molto lunghe dato che ogni due minuti quando cade una nuova bomba pensi che potrebbero essere gli ultimi due minuti….tutta la notte passa in questo modo tra attesa e preghiera!!!”

Sono contento di averlo risentito…avevo provato tutto il giorno ma non ero riuscito e chissà per quanto ancora ci sentiremo dato che mancando l’elettricità, oltre ai tanti enormi problemi, non si potrà nemmeno ricaricare i cellulari e la paura che restino isolati fuori dal mondo è davvero tanta. Approfitto di questo momento e lo lascio raccontare:

“Oggi dopo altri bombardamenti un gruppo di circa 50 persone ha tentato di sfondare il cancello per entrare in chiesa…gli ho mostrato le macerie dell’ultimo bombardamento ed ecco che sono ripartiti chissà verso dove…. I carriarmati sono arrivati all’ingresso della strada che porta alla parrocchia ed oggi gli sono passato davanti per andare a parlare con le nostre famiglie che non ce la fanno più…questa attesa e questa paura sta devastando la psiche di tutti: i piccoli hanno problemi e piangono in continuo ma anche i grandi non sono da meno…la paura è tanta ma anche la fiducia che questo incubo finisca presto!!!”

Lo saluto con il cuore gonfio di sofferenza e dolore ma anche di speranza perchè finchè la nostra piccola comunità è protetta da questa Montagna coraggiosa, non posso non essere fiducioso come lui!!!   STAY IN PRAYER TO STAY HUMAN!!!

 

 

 

 

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La lunga attesa di Gaza…

suore a Gaza...

Siamo tutti in attesa che finisca presto questo massacro di civili nella Striscia di Gaza. È una attesa che ci vede impegnati con la preghiera affinché il Signore possa intervenire perché abbiamo visto l’incapacità delle Nazioni Unite, dell’America e dell’Europa nel fermare la mano di Caino.

In questi momenti di apprensione e di sofferenza, le notizie che arrivano da dentro Gaza, sono drammatiche e piene di disperazione. Manca la corrente elettrica, mancano le medicine, mancano acqua e cibo, manca tutto!

Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a scappare dalle loro case ma non possono sfuggire ai bombardamenti perché Gaza è una grande prigione a cielo aperto ed in questi giorni anche quel cielo è occupato da aerei, droni ed elicotteri che sganciano missili e bombe con tanta generosità! Non è questa la generosità che la gente invocava. Gaza ha bisogno di altro. Finché continueranno i bombardamenti, da dentro la Striscia continueranno a lanciare i loro razzi per dire: “Ci siamo anche noi, abbiamo diritto di esistere anche noi e preferiamo morire piuttosto che vivere in queste condizioni disumane.”

Perché a Gaza l’umanità è scomparsa da tanto tempo…non solo da quindici giorni ma da tanti e troppi anni. Tutte le volte che mi sono recato a Gaza ho sempre definito questa esperienza “una discesa all’inferno” e tutte le volte che sono uscito da Gaza l’ho fatto con il cuore devastato dal dolore e dalla difficoltà di comprendere come può un popolo costringere a vivere come animali un altro intero popolo.

È arrivato il momento di dire BASTA a questa carneficina, BASTA con questa pulizia etnica slow, BASTA con tutte le menzogne usate per giustificare questo massacro di vite umane…non è più accettabile quello che sta succedendo. Non servirà una tregua per risolvere il problema, perché Gaza ha bisogno di altro. Ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di ridare un po’ di umanità ad un milione e settecentomila disperati in balia degli estremisti interni ed esterni che speculano sulla loro pelle. Ha bisogno di libertà di movimento ed ha bisogno della riapertura dei valichi in superficie per evitare di vivere come topi sottoterra. Ha bisogno della propria dignità umana perché se non gli viene restituita come si potrà tentare di camminare sulla strada verso una Pace duratura?

Non siamo ingenui e non possiamo nemmeno non essere realisti ed in questo momento la Pace è molto lontana anche perché non rende economicamente come il conflitto. Di fronte a tutto questo però vogliamo continuare soprattutto ad essere dei sognatori: ci immaginiamo un giorno in cui arriverà un ebreo “illuminato” che decida di cambiare strada e di mettere in pratica le parole della Legge e dei Profeti. Ne siamo certi…questo giorno arriverà anche perché è già arrivato. E in quel giorno potremo far festa tutti insieme.

Nell’attesa continuiamo a pregare, continuiamo a sognare, continuiamo a resistere, continuiamo a celebrare sotto gli ulivi ed a sparare Ave Marie contro il muro. Tutti insieme dobbiamo continuare a far pressione sul Cielo affinché si decida a far sorgere il prima possibile quest’alba nuova piena di Luce e di Pace.

In questa attesa siamo chiamati però anche a non lasciare soli i nostri fratelli ed è per questo che lanciamo un appello alla solidarietà. Solidarietà che vorremmo far arrivare direttamente a padre George per i bisogni della parrocchia e dei più poveri che nel conflitto sono sempre i primi a rimetterci. Per contribuire alle necessità in modo diretto lo puoi fare attraverso l’Associazione HABIBI. (http://www.associazionehabibi.org/sostienici/ )

Appena cesseranno i bombardamenti spero di poter entrare e portare con me il vostro affetto e il vostro aiuto alla comunità di Gaza che non ne può più di questi massacri e che ci domanda di pregare e sognare un nuovo futuro di Pace!!!  San Giacomo prega per noi!!!

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STOP BOMBING GAZA…

stay human stop bombing gaza

Non volevo scrivere nulla…ero anche riuscito a “rimanere fuori” emotivamente da questo nuova esplosione di violenza grazie ai due pellegrinaggi che ho dovuto accompagnare e al fatto che a Betlemme e Gerusalemme non c’è nessun tipo di problema, ma i seminaristi sono ripartiti e la giornata di ieri mi ha riscaraventato dentro questo incubo senza fine.

Prima la storia di Ahed, Zakaria, Mohamed e Ismail, i quattro bambini bombardati sulla spiaggia mentre giocavano a pallone e poi nel pomeriggio i tre missili che hanno distrutto la casa davanti alla parrocchia di Gaza hanno riportato prepotentemente nel mio cuore e nella mia mente la paura (per i tuoi amici), il dolore e la sofferenza.

Hanno tentato di rientrare nel mio cuore anche la rabbia e lo scoraggiamento ma ieri sera con le suore siamo riusciti a resistere ed a tenerli fuori grazie alla condivisione dell’Eucaristia! Quanto è importante la preghiera in queste situazioni e come ci dice Papa Francesco : “…la preghiera ci aiuta a non lasciarci vincere dal male né rassegnarci a che la violenza e l’odio prendano il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione!” Non è facile però non provare sentimenti di rabbia e di frustrazione per quello che sta succedendo e non è facile non lasciarsi vincere dal male ma ci dobbiamo provare e lo Spirito Santo ci aiuterà!

La visita di Papa Francesco aveva smosso di nuovo lo status quo di un conflitto coltivato da anni e gestito senza volontà di risolverlo. Per questo eravamo quasi certi che qualcosa sarebbe successo come purtroppo accade ogni volta che Israele si trova con le spalle al muro. Ed ecco l’escalation : i primi bombardamenti a Gaza testimoniati dai nostri preti e dalle nostre suore subito dopo la visita del Papa, poi l’uccisione dei tre ragazzi israeliani: Eyal, Gilad e Naftali, a seguire l’uccisione del ragazzo palestinese Mohammed, bruciato vivo a Gerusalemme, poi di nuovo scontri nei quartieri arabi di Gerusalemme, altri scontri presso la Tomba di Rachele a Betlemme e per la prima volta scontri anche a Nazareth in Galilea.

E non poteva mancare l’operazione israeliana su larga scala a Gaza…e così è stato! Siamo già al decimo giorno di bombardamenti continui che hanno provocato più di 200 morti ed oltre 1500 feriti. Una nuova devastazione non solo fisica ma anche psicologica e forse questo è l’aspetto più diabolico di questi nuovi bombardamenti.

Nessuno pensa ai traumi di chi non muore subito…in parrocchia in questi giorni si doveva svolgere il campo estivo. Era appena cominciato e dopo il primo giorno è stato interrotto per il rischio altissimo di poter finire sotto le bombe. A Gaza non ci sono rifugi e non suona la sirena di allarme prima che arrivino le bombe, indi per cui padre George e le suore hanno preferito rimandare i ragazzi nelle proprie case anche se quelle stesse case potrebbero essere da un momento all’altro le loro tombe. Tutti i bambini sono terrorizzati, si fanno addosso i vari bisogni e piangono quasi tutto il giorno. Non oso pensare se questo pianto arriverà alle orecchie di Dio cosa potrà succedere…

Come è possibile costringere altri a vivere in questo modo? Come non provare un po’ di pietà nei confronti di altri esseri umani costretti a vivere dentro il terrore? Come è possibile non ritrovare un po’ di umanità di fronte a certe immagini che quotidianamente arrivano in diretta dall’inferno di Gaza? Come non capire che questi bambini cresceranno con una rabbia e un odio spropositati verso coloro che gli stanno distruggendo l’infanzia?

Domande impegnative soprattutto se a perpetuare questa violenza e questo comportamento disumano sono i discendenti di quelli che certe cose le hanno vissute sulla propria pelle.

Ed ecco allora la domanda che in questi anni mi ha devastato dentro e a cui ho sempre fatto fatica a trovare una risposta: “Come può un popolo che conosce la tragedia, il dolore, la sofferenza non essere sensibile al dolore, alla sofferenza e alla tragedia di altri esseri umani?”

Qualche giorno fa, uscendo dallo Yad Vashem dove avevo accompagnato il seminario di Fiesole e parlando di queste cose e di come potevano riaccadere dopo tanti anni, il mio confratello Don Fabio mi ha dato una risposta che mi ha convinto : “Le ferite vanno curate, non vanno coltivate. L’unica cura è il perdono, è l’incontro con Gesù Cristo, altrimenti si tenderà sempre a replicare quello che si è subito ma questo non è umano!”

Continuiamo a pregare perché oggi è stata concessa una tregua umanitaria per cinque ore e forse domani inizierà una tregua più lunga ma che durerà al massimo fino al prossimo passo verso la Pace quando i Signori della Guerra e delle tenebre lanceranno un nuovo bombardamento per provare nuove armi e per i loro sporchi interessi.

Preghiamo affinché qualcuno capisca che continuando a generare odio, paura e distruzione  e continuando a dire bugie, giustificare e manipolare l’informazione non si avrà mai Pace e Sicurezza. Che il Signore tocchi i cuori di tutti e doni il suo Perdono e la sua Pace!!!

STAY IN PRAYER TO STAY HUMAN.

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In attesa di Papa Francesco…

poster papa in Terrasanta

Ieri i parrocchiani di BetJala se li sono giocati a tombola mentre oggi i parrocchiani di Betlemme li hanno sorteggiati…sono i preziosissimi biglietti per assistere all’unica celebrazione eucaristica che Papa Francesco farà durante la sua breve visita in Terrasanta.

In questi giorni cresce l’amarezza e la delusione nei cuori dei cristiani perchè non riusciranno a vedere e nemmeno a pregare insieme al loro amatissimo Papa.

La piccola piazza della Natività potrà accogliere soltanto 9700 persone mentre le richieste per poter partecipare sono molte ma molte di più e questo ha costretto i parroci e i responsabili ad usare metodi non troppo consoni per la distribuzione dei preziosi pass.

E’ un peccato che questa visita crei nei cuori dei nostri fratelli cristiani tristezza e delusione quando invece dovrebbe portare gioia e felicità.

E non è semplice nemmeno rincuorarli con la spiegazione dell’importanza dello storico abbraccio che ci sarà con il Patriarca Bartolomeo anche perchè qui l’ecumenismo ( escluso nei luoghi santi) si vive nelle famiglie e la gente non dice io sono latino e tu ortodosso ma tutti dicono : Noi siamo CRISTIANI!

Ma se a Betlemme, BetJala e BetSahour si sono dovuti contendere i biglietti alla ruota della fortuna, ai cristiani di Gerusalemme non è andata meglio in quanto a loro non sarà concesso nemmeno di guardare dalla finestra della propria abitazione il passaggio del Papa.

Nella giornata di lunedì 26 in tutta la città è stato proclamato il coprifuoco e quindi nessuno potrà far festa al Papa che entrerà nella città vecchia.

C’è stata una protesta ufficiale da parte dei cristiani ma sembra che non ci sia nulla da fare contro la famosa “sicurezza” , nel cui nome tutto viene giustificato. Quella “sicurezza” che oramai è diventato l’unico dio al quale sacrificare tutto e di cui la nostra piccola comunità ne farà nuovamente le spese.

Papa Francesco entrerà in una città fantasma e non troverà nessun bambino a salutarlo, non incontrarà nessuna vecchietta che vorrà toccarlo, non potrà salutare nessun malato e nemmeno scambiare il suo zucchetto con qualche fraticello.

Proprio lui che ama salutare tutti, abbracciare, sorridere, parlare e andare incontro alla gente….chissà cosa penserà ma soprattuto chissà cosa dirà su tutto questo ? Siamo tutti curiosi…stay tuned !!!

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Una Pasqua particolare…

Pasqua alla Basilica della Risurrezione

E’ stata quella che ho vissuto quest’anno. Dalla domenica delle Palme sono dovuto restare a Gerusalemme per aiutare il Patriarca su alcune questioni e cosi’ ho vissuto la Settimana Santa lontano da Betjala e dai nostri bambini.

Fin dai primi giorni mi sono reso conto di una cosa che pensavo non fosse possibile ma quando la sperimenti sulla tua pelle capisci meglio anche gli altri : vivere a Gerusalemme e’ totalmente differente che vivere a Betlemme.

La prima cosa che mi e’ successa e’ che mi sono “dimenticato” del muro, dell’occupazione, del conflitto, dei check point (anche se poi durante il triduo abbiamo dovuto sopportare le angherie della polizia israeliana che ha creato un sacco di problemi ed ha impedito a tanti cristiani di andare a pregare al Santo Sepolcro – vedi video ).

Non credevo fosse possibile, eppure sono bastati pochi kilometri ( soltanto 7 km 300mt. è la distanza dal muro di Betlemme alle mura di Gerusalemme ) per rendere quel mondo aldilà del muro, un mondo lontano e soprattutto invisibile. E mi sono ritornate alla mente le parole di Daniela, la carissima amica ebrea che una volta mi disse : “ Abuna, il muro ha anche questo scopo : non farci vedere quello che succede dall’altra parte e in questo modo noi viviamo fuori dalla realtà”. Le ho capite in questa settimana!

Vivere a Gerusalemme è come vivere in un altro mondo, diverso da quello di Betlemme e se hai altro da fare, fai davvero fatica ad accorgerti che a poca distanza l’ingiustizia regna sovrana e tutto quello che riesci a vivere più o meno tranquillamente nella grande città, aldilà del muro viene quotidianamente negato : il diritto alla libertà di movimento, alla libertà religiosa di pregare il tuo Dio e qualunque altro tipo di diritto umano!

Sono sincero : avevo bisogno di staccare un po’ per respirare e devo dire che la settimana santa l’ho vissuta come un dono di grazia che il Signore mi ha voluto fare perchè mi vuole davvero bene. Mi è servita tantissimo. Ho avuto modo di pregare, lavorare, riposare, leggere il bellissimo libro di Francesco Lorenzi “LA STRADA DEL SOLE” che uscirà a maggio (Ed. Rizzoli) e poi meditare su quanto vissuto nella settimana precedente insieme ai THE SUN e ai 220 splendidi ragazzi che hanno reso possibile e indimenticabile #uninvitopoiunviaggio… ma poi appena vista la tomba vuota con i miei occhi ho sentito forte il desiderio di condividere questa grande gioia con la mia famiglia ed ecco che nel pomeriggio di sabato sono rientrato nella prigione a Betlemme per riabbracciare i bambini, le suore e i volontari Unitalsi appena arrivati e riassaporare aria di casa. Ed è stata una domenica di Pasqua bellissima!!!

Sono rientrato a BetJala con una consapevolezza e una certezza nuova : La consapevolezza è che nessun muro potrà resistere alla Luce del Risorto che ha frantumato la pietra del Sepolcro e che non farà fatica a far cadere ogni tentativo di rinchiudere con dei muri la vita dentro una tomba. La certezza è che, nonostante facciano di tutto per ucciderla, Betlemme è troppo più viva, troppo più umana e troppo più bella di Gerusalemme!!!

 

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Buona Pasqua dalla Terrasanta

sepolcro
Ci prepariamo a vivere la Santa Pasqua ed in questi giorni al Santo Sepolcro come lo chiamiamo noi o Basilica della Risurrezione come la chiamano gli ortodossi ( che forse e’ piu’ bello….) ci sono tantissime persone anche perche’ la Pasqua cade in contemporanea con gli altri riti cristiani.  Tra le tantissime persone ci sono migliaia di copti egiziani che devo confessare, mi fanno una grandissima tenerezza anche per la loro situazione. Ne ho incontrati tanti in questi giorni e ne ho abbracciati di piu’ ed è sempre stata una festa. Quanto abbiamo da imparare dai nostri fratelli cristiani orientali!!!
L’accoglienza e la capacità di entrare subito in comunione non gliela insegna nessuno a loro, ce l’hanno nel sangue e così è spontaneo abbracciarsi e sentirsi fratelli nell’unico Signore Gesù Cristo nonostante molti di loro siano ortodossi. Quanta scuola dovremmo fare alla loro sequela! La gente semplice non ha bisogno di incontri o di riunioni o di conferenze sull’Ecumenismo…lo vive già!!!

Questo credo sia uno dei più bei doni che Gerusalemme ha da farci. Poi è vero che qualche fatica tra i vertici esiste così come esistono ancora tante resistenze ma il popolo è sempre più avanti e stare con loro, prendere il loro profumo ci permette di capire meglio tante cose e di vivere con la loro fede semplice questo grande Triduo pasquale che ci attende in cui facciamo memoria di un Dio che dona la sua vita per la nostra salvezza. Guardando al Golgota non puoi non lasciarti commuovere da questo Dio che ha scelto di farsi uomo e di salire sul legno della croce per te, per me e per tutti. E poi pensare che, non lontano, quella tomba vuota è il segno che la vita ha sconfitto la morte e che il bene ha trionfato sul male. Tutto questo ti riempie di una nuova gioia e di una forza che nessuno mai potrà portarti via.

Quella forza e quel coraggio gioioso di cui abbiamo bisogno per affrontare le sfide quotidiane e le battaglie di ogni giorno contro quel nemico che va in giro come leone ruggente, armato fino ai denti cercando chi divorare. Ma la Luce di Pasqua ha ribaltato la pietra che voleva trattenere la vita dentro la tomba e così abbiamo la speranza e la certezza che nessun muro di pietra potrà trattenere la vita chiusa in prigione. Prima o poi la Risurrezione ribalterà ogni muro di divisione. Il Cristo risorto ha vinto per sempre. Questa è la nostra fede e così non possiamo avere paura. “Oggi non ho paura perchè Lui mi dona la grazia di essere un nuovo Me!”(cit. THE SUN)

Che la luce del Risorto splenda sempre nei nostri cuori e spazzi via le tenebre del nostro egoismo, spazzi via i macigni con cui abbiamo chiuso le nostre ferite affinchè la grazia del Signore possa ritornare a far scorrere una nuova vita dentro di esse e il nostro cuore di pietra possa tornare a diventare un cuore di carne che batte e si commuove a compassione per la sofferenza e la miseria di ogni nostro fratello ! 

Lasciamoci illuminare dal nuovo SOLE di Pasqua!
Viva la vita!!! Felice Risurrezione a tutti gli HABIBI!!!!
Non ci dimenticate e pregate con noi e per noi!!!!
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Illuminiamo le tenebre di Gaza…

Batterie di Gaza

Durante la nostra ultima visita alla parrocchia di Gaza, insieme agli amici dell’Unitalsi, mentre eravamo in canonica alle h.18 in punto ci siamo ritrovati al buio per qualche minuto perché la corrente era stata staccata. Abuna Mario (quello brasiliano) ha acceso la luce del telefonino e si è incamminato fuori per far partire una batteria che avrebbe riportato la luce nella casa. Ed ha iniziato a raccontarci delle difficoltà delle nostre famiglie per questa situazione di mancanza di elettricità soprattutto durante la sera quando le tenebre calano su Gaza e tutto piomba nel buio totale. E non solo ci ha raccontato ma ci ha anche portato a vedere e toccare con mano la situazione. Armati del telefonino ci siamo incamminati lungo le strade della città illuminate solo dai fari delle automobili per andare a trovare due famiglie. Arrivati a casa di Um George, abbiamo iniziato a bussare e a chiamare la povera vedova che vive da sola in una stanza di 30 metri quadrati. Um George vive da sola e quella sera aveva mangiato una piccola pizzetta perché non aveva i soldi per comprare un po’ di pane! Ma nonostante tutto questo ci ha dato una bellissima lezione di fede!!! Gli abbiamo lasciato qualcosa e soprattutto gli abbiamo promesso che faremo qualcosa per illuminare le sue notti lunghe e dolorose.
Um George non è l’unica situazione drammatica di un luogo dimenticato da Dio e spesso dimenticato anche dagli uomini. Noi abbiamo visto e non possiamo più far finta di niente ed è per questo che abbiamo bisogno dell’aiuto di tanti altri amici sensibili e cristiani: l’idea è quella illuminare le tenebre di Gaza regalando una batteria ricaricabile a più famiglie possibili e far sentire meno soli almeno un po’ dei nostri fratelli. Sappiamo che aiutare 50 famiglie non è nulla nel mare dei problemi di Gaza ma sappiamo anche che quel piccolo aiuto donerà luce, speranza, forza e coraggio a qualcuno per continuare a resistere in quel campo di lento sterminio di pochi chilometri quadrati chiamato Gaza!

“E’ bella la missione di dare luce al mondo!” – ci ha ricordato qualche giorno fa Papa Francesco. “Il cristiano – ha aggiunto papa Francesco – dovrebbe essere una persona luminosa, che porta luce, che sempre dà luce! Una luce che non è sua, ma è il regalo di Dio, è il regalo di Gesù. E noi portiamo questa luce”. Come essere cristiani in un altro modo? È questa la nostra missione : portare la luce nelle tenebre non solo spiritualmente ma anche materialmente!!!

Questa “campagna” farà del bene anche a noi perché quando i Gazawi ci passeranno avanti in cielo, dato che loro l’inferno lo hanno già vissuto, la nostra speranza è che potranno dire a San Pietro : “Questo lo conosco…mi ha donato un po’ di luce…lo puoi fare entrare!!!

 

Quale è l’idea :
L’idea è quella di far adottare 50 famiglie povere di Gaza a 50 parrocchie italiane.

A chi è rivolto l’invito :
L’invito è rivolta alle nostre comunità parrocchiali. Ai nostri sacerdoti più sensibili oppure a qualche persona di buona volontà che si prende l’incarico di sensibilizzare la propria comunità parrocchiale!

Concretamente cosa fare :
Dal punto di vista spirituale, adottare significa prima di tutto portare nella preghiera e domandare al Signore che sostenga e doni coraggio e forza di resistere alla famiglia stessa. Conoscere i loro nomi per trasformare i nostri fratelli di Gaza da fantasmi in esseri umani e farli entrare così nella comunità parrocchiale. Saranno una famiglia in più nella grande famiglia della parrocchia.

Dal punto di vista materiale per questa quaresima ti chiediamo di raccogliere i fondi necessari per l’acquisto di una batteria Fulda (tedesca) per poter illuminare le tenebre delle notti di Gaza e donare un po’ di luce a chi vive nel buio. Una batteria 220 amper/ora costa circa 1.300 shekels a cui vanno aggiunti circa 650 shekels per l’inverter ed il totale diventa 2.000 shekels = 425 €.

Per chi volesse proponiamo anche un ulteriore impegno per il sostegno della stessa famiglia con un contributo mensile di almeno 100 €, tenendo presente che gran parte dei padri e delle madri non ha un lavoro che permetta di mantenere dignitosamente la propria famiglia. Le famiglie saranno individuate tra quelle più bisognose dal parroco di Gaza, abuna George Hernandez, coadiuvato dal Vice Parroco abuna Mario Da Silva.

Concretamente come fare :
L’Associazione HABIBI si prenderà carico dell’organizzazione del progetto e della gestione delle adozioni, mettendo in relazione le famiglie di Gaza con le varie parrocchie italiane.
I soldi per l’acquisto delle batterie e per il sostegno mensile saranno raccolti nel conto corrente di HABIBI che, attraverso il nostro presidente Abuna Mario Cornioli, farà arrivare i fondi, per intero, ad ogni singola famiglia!

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Una “tranquilla” mattina all’aeroporto…

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Ci sono dei giorni che hai meno voglia di essere “controllato”. Oggi era uno di quelli. Era scaduto anche il tesserino in cui si dice che sono sacerdote e che appartengo al Patriarcato Latino di Gerusalemme e così ho chiesto al Patriarcato stesso di farmi una lettera e domandare un po’ di rispetto…non tanto ma quello giusto! Di solito funziona ed al posto del solito controllo accurato ne fanno uno normale. Indi per cui tutto contento mi presento al primo controllo in aeroporto e mi accorgo che il supervisore non aveva il mio nome! Rimango stupito perché dal ministero israeliano mi aveva chiamato un amico assicurandomi che tutto era ok. Ma così sembrava non essere. Comunico con l’amico del ministero e mi rassicura…riprovo a domandare : “Ma siete sicuri che non avete il mio nome?” Niente da fare…e così mi preparo al controllo “speciale” con una preoccupazione in più perché sapevo di essere in compagnia di un paio di personaggi “pericolosi” : due Gesù Bambini! Conoscendo la procedura ho avuto compassione per i due bambinelli ma questa volta solo uno ha ricevuto un trattamento da V.I.P. L’altro non è stato nemmeno considerato…Aveva ragione il Vangelo : “uno sarà preso…l’altro lasciato”. Al prescelto non è mancato niente : lo hanno preso per il collo, poi lo hanno preso per i piedi, lo hanno rovesciato a testa in giù e poi lo hanno messo a piedi in su…ma non hanno trovato in lui nessuna colpa e così è stato liberato dopo un po’ di tempo!!! Il piccolo bambino li ha guardati con un sorriso e poi mi ha guardato e mi ha fatto occhiolino dicendomi : “Sono dei poveretti, prigionieri dei loro incubi e incatenati alle loro paure…preghiamo per loro perché possano ritrovare la loro umanità!”
Il bambino è piccolo ma mi sembra che ci capisca già. Voglio credere alle sue parole perché di solito non si sbaglia quasi mai. E così quando è arrivato il mio turno ero più tranquillo e sereno e l’animo era più sollevato per le sue parole. Mi aveva convinto: “Non abbiamo nessun altra possibilità per aiutarli che pregare per loro ed invocare la pietà di Dio per quello che stanno facendo!!!

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