La gente di Mosul e dintorni….cap. 2

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Mi trovo di nuovo ad Amman ed in questi giorni ho proseguito nella visita dei campi di rifugiati approntati nelle nostre parrocchie, per rendermi conto della situazione e soprattutto per condividere con i nostri fratelli cristiani un po’ di speranza.
Ho raccolto, come la volta scorsa, tante lacrime ed un carico di dolore che non è semplice da descrivere ne da portare. Ho ascoltato i racconti pieni di strazio e di sofferenza di tanti padri di famiglia tra cui il giovane Fares arrivato nell’agosto 2014 con la moglie e 3 figli piccoli da Mosul dove aveva un buon lavoro, una bella casa, un conto in banca, una macchina e la felicità di vivere accanto alle sue sorelle e ai suoi fratelli. Oggi non ha più nulla e dopo un anno inizia ad essere molto stanco. Fortunatamente parla inglese e riusciamo a comunicare e mi racconta della bellezza dell’Iraq di una volta e di come inizia a sentire la difficoltà di vivere in quelle condizioni e la mancanza delle sorelle e dei fratelli rimasti ad Erbil. Di fronte al cancello della chiesa vedo i suoi occhi diventare lucidi e con grande fatica, non riesce a trattenere le lacrime. Si vergogna delle sue lacrime ed io non posso fare altro che smettere di guardarlo ed abbracciarlo. Ci teniamo stretti e questo abbraccio pieno di Amore è l’unica cosa che posso donargli per ringraziarlo di quello che lui mi ha donato. Non ho altro da dirgli se non alcune semplice parole che in questi giorni mi sta ripetendo Haitham : “Dio è con noi…non ho paura, non aver paura!”
Non è semplice dire queste parole quando sembra che Dio si sia dimenticato di questi suoi figli e credo non sia neppure facile credere a queste parole quando hai perso tutto e non hai più nulla, e vivi in un container insieme alla tua famiglia in un piccolo parcheggio insieme a 106 persone con due bagni e una fognatura che non funziona. E nonostante questo ti puoi sentire più fortunato di altri che vivono nei grandi campi profughi! FARES mi dona un sorriso pieno di gratitudine e ci salutiamo con l’impegno di rivederci presto!
Penso al Cuore di Dio: mi stupisco di come possa fare ad accogliere nel suo intimo tutte queste persone con il carico di questo dolore. Penso al mio cuore e a tutto quello che in questi anni sta vivendo. Come aprirlo ancora di più? Come custodirlo dal Dia-ballo (diavolo)?
È dura. Vi confesso che la cosa davvero dura è non permettere alla rabbia e all’odio di impossessarsi del tuo cuore pensando a chi ha contribuito a creare questo dramma, pensando ai milioni di persone che hanno dovuto lasciare le proprie case e le proprie terre a causa di mercenari mandati dai soliti noti a dividere e frammentare tutto. Non è facile mantenere la calma del cuore pensando al doppio e triplo gioco di americani, israeliani, turchi, sauditi, qatarini, iraniani e tutti gli altri che su questa maledetta guerra stanno facendo i loro sporchi interessi. Ma questi interessi sono macchiati di sangue e questo sangue grida verso l’alto ed il Signore prima o poi ascolterà il grido di questo popolo di disperati ed allora saranno guai per tutti i miserabili signori della guerra e per i mercanti di morte che riceveranno la loro ricompensa quando ai derelitti “Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.
“Dio è con noi…non aver paura Mario” Le parole di Haitham mi ridanno pace e mi permettono di cercare di restare umano di fronte a questa catastrofe, mentre le parole dei THE SUN che prego sempre tra un centro di rifugiati e l’altro mi permettono di ringraziare Dio per il mio miglior difetto: “Non poter restare a guardare il nostro mondo bruciare lentamente senza fare niente e se il tempo non bastasse per fare un nuovo mondo ci crederei comunque perché è più forte di me”!
A noi è chiesto di fare il possibile e mettere a disposizione quello che abbiamo….per l’impossibile ci penserà LUI!!!

 

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La gente di Mosul e dintorni…

abu Ihab

Quando incontri l’altro hai due possibilità: aprire o chiudere il tuo cuore…io non sono riuscito a chiuderlo ma confesso che entrare in certe situazioni a “cuoreaperto”, come cantano i miei amici THE SUN, spesso è davvero doloroso. Ma da questo dolore può nascere un grande Amore. Ed è quanto mi è successo nei giorni passati…

Trovandomi ad Amman per l’ordinazione sacerdotale di abuna Samer e abuna Marwan ho rivissuto quello che nel 2002 ha cambiato per sempre la mia vita e la mia storia. Tanti anni fa furono le lacrime e la sofferenza di Assad a devastarmi il cuore mentre questa volta sono state le lacrime di Abu Ihab e la fede di Haitham a farlo riesplodere.

In poche ore ho raccolto la disperazione di intere famiglie che sono stati cacciate dalle loro case con la violenza da parte di “stranieri” arrivati nel loro paese per distruggere una storia millenaria di convivenza, per rubare case e terreni altrui e per dividere in modo diabolico le persone a seconda della loro etnia.

Ho raccolto la depressione e l’avvilimento di tanti uomini che hanno dovuto abbandonare tutto e fuggire senza niente ed oggi vivono grazie agli aiuti umanitari ma ho anche accolto la fortezza di Abu Mario e la bellezza della sua famiglia che non hanno paura perchè il Signore è con loro !

Ho raccolto il pianto e l’angoscia di madri che hanno perso le proprie figlie durante la fuga di notte al buio, verso un futuro ancora più buio ma ho anche accolto la tenerezza del piccolo  Marvin, concepito a Mosul e nato ad Amman…

Ho raccolto il dolore e la disperazione di nonno George che ha perso gran parte della sua famiglia ma ho anche accolto la speranza di Abu Samer che prima o poi arrivi il visto per emigrare e dare un futuro ai figli che si sono salvati per miracolo.

Haitham Santa e Mario

In una di queste visite ho fatto fatica però a reggere lo sguardo di una ragazza sui 20 anni di cui non conosco il nome perchè non ho avuto il coraggio di domandarglielo. Non ho avuto il coraggio di guardare i suoi occhi così profondi perchè vi ho intravisto l’abisso del male e il dramma di quella fuga. Occhi che gridavano: PERCHE??? e invocavano amore, giustizia e compassione.

Non ce l’ho fatta. Sono stato un vigliacco ma era troppo anche per me. E’ la prima volta che non riesco a guardare negli occhi qualcuno e mentre abuna Hanna mi traduceva i racconti disperati dei suoi familiari mi sentivo questi occhi puntati addosso. Occhi che non si spostavano da me e che ancora sento accanto in cerca dei miei…non so quanto potrò resistere a girarmi dall’altra parte!!!

Alcuni profughi dei più “fortunati” vivono tutti insieme in una o due stanze, affittate dalla Caritas, dove sono stato accolto come un fratello e dove ho potuto toccare con mano la straordinaria fede e la dignità di questo popolo di rifugiati che nonostante non abbiano nulla riescono a darti tutto.

In quei momenti mi è dispiaciuto non poter comunicare fino in fondo a causa della lingua e quindi non poter capire tutto quello che mi avrebbero voluto dire ma nello stesso tempo ti accorgi che c’è una lingua che va oltre: la lingua dell’Amore e ti accorgi come il calore di un abbraccio, la forza di una stretta di mano, la verità di un sorriso e la tenerezza di una carezza possono compiere miracoli ed aprire le porte allo Spirito, vero Amore che con grande forza, in questi giorni, ha riempito il mio cuore ed il cuore di coloro che il Signore mi ha messo davanti.

Davanti a tutto questo ti nascono dentro tante domande a cui fai fatica trovare risposte e ti vengono tanti dubbi che vorresti chiarire ma non riesci. Ed allora ti affidi e allarghi le braccia e ripeti il tuo “Eccomi Signore, se vuoi manda me!”.

Chissà cosa il Signore vorrà davvero da me per avermi fatto rivivere dopo 13 anni la stessa esperienza che ha cambiato la mia vita ed ha trasformato la mia fede?

Marvin

 

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Chi ha vinto davvero a Cremisan ?

 

I rappresentanti delle famiglie di Cremisan

 

Questa di Cremisan era una questione troppo importante per tutti. Da quando Israele aveva deciso di costruire ingiustamente e senza nessun motivo di sicurezza il muro sulla terra della parrocchia di BetJala, la comunità cristiana si era mossa non potendo rimanere in silenzio di fronte all’ennesima ingiustizia!

Subito nel 2006 la prima risposta con la società legale “Sant’Yves”, del Patriarcato Latino,  che ha iniziato questo lungo percorso con tanti ostacoli ma che oggi trova il suo compimento in questa splendida vittoria alla Corte Suprema di Israele.

La seconda risposta è stata quella della parrocchia con l’allora parroco abuna Ibrahim Shomali che oramai quattro anni fa iniziò a celebrare ogni venerdì la santa messa sotto gli ulivi ed in questi anni tante persone hanno condiviso questo momento così straordinario. Lo scorso venerdì eravamo ancora in tanti sotto gli ulivi con i nostri piccoli e gli amici dell’Unitalsi e i tanti amici in comunione spirituale.

In seguito è arrivato il sostegno politico internazionale di tanti governi e di tantissimi amici, non ultimo quello di Papa Francesco che personalmente ha preso a cuore la vicenda e durante il suo viaggio in Terrasanta, nel maggio scorso, ha parlato direttamente con Netanyahu.

Tutto questo ha “costretto” la Corte Suprema di Israele a dare un minimo di giustizia e a riconoscere l’illegalità e l’inutilità del muro di divisione. Per ora è stata riconosciuta a Cremisan, speriamo che possa accadere anche per tutto il resto del suo percorso.

Chi ha vinto allora ?  Hanno vinto tutti !!!

Hanno vinto le nostre famiglie cristiane palestinesi che vedranno salvi i loro ulivi e la loro terra. Hanno vinto gli israeliani perché questa decisione li salva dallo sprofondare in una deriva immorale totale. Ha vinto la speranza perché non è stata ammazzata del tutto!

Hanno vinto, come dicevamo, i palestinesi perché finalmente, per una volta, hanno visto riconosciuta dalla Corte Suprema dello Stato di Israele un po’ di giustizia e di verità! In questi anni il muro ha portato via le terre migliori e le sorgenti di acqua distruggendo la vita di tante famiglie. Il muro ha diviso fratelli da fratelli, ha diviso i bambini dalle scuole, ha diviso i malati dagli ospedali, ha diviso i fedeli dai conventi.  Per una volta la corte ha riconosciuto il fatto che il muro di divisione, a Cremisan non aveva senso ed è inutile.

Hanno vinto anche gli israeliani perché quella di Cremisan era l’ultima sfida per lo Stato di Israele nel salvare e proteggere quel poco rimasto di una morale etica. Con questa decisione la Corte Suprema ha mostrato di non essere del tutto un tribunale militare salvaguardando per un attimo i valori altissimi della verità e della giustizia. È stata fatta giustizia alla comunità locale di BetJala fermando la costruzione del muro. Se la Corte Suprema avesse fallito anche in questo caso, di fronte alle pressioni dell’Esercito Militare, sarebbe stata la fine morale per Israele.

Ha vinto anche la speranza perché questa decisione non la uccide totalmente. In questa terra in cui umanamente non si vede nessuna possibilità e volontà di uscire da un conflitto assurdo e senza senso, il fatto che la corte Suprema di Israele abbia detto NO al muro è un piccolo grande segno di speranza per tutti.

È un segno di speranza per i palestinesi che in questi anni di giustizia ne hanno vista ben poco ma è anche un segno di grande speranza per Israele stesso perché non è mai troppo tardi per fermarsi di fronte al baratro dell’autodistruzione verso la quale si sta dirigendo a causa dalla continua costruzione di insediamenti e dalla continua occupazione dei Territori palestinesi e della vita delle persone. È un segno di speranza pure per il mondo intero perché non è continuando a dividere, a costruire muri, a bombardare, ad affamare popoli che arriverà la sicurezza ma è il decidere di fare verità e dare giustizia che porterà la Pace!

Oggi è giovedì santo ma per noi è già domenica di Risurrezione. Oggi il nostro cuore è invaso dalla gioia della Pasqua perché siamo certi che questa vittoria è stata aiutata soprattutto dalle tante preghiere, che in tutto il mondo si sono elevate verso il cielo. Il Signore ha davvero ascoltato il grido dei poveri e degli oppressi e tutto questo ci conferma che l’unica strada che abbiamo è quella di continuare a pregare e domandare giustizia per tutti! Il Signore continuerà a ribaltare ogni pietra che odora di morte!!!

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Una terra dove scorre sangue e fiele…

La deposizione

Si avvicina il tempo di Avvento. Un tempo che a Betlemme dovrebbe portare gioia ed allegria per la nascita del Principe della Pace ed invece sta portando soltanto notizie di morte e di orrore. In questi giorni si addensano nubi scurissime all’orizzonte, il tempo è tristissimo e la violenza sta dilagando senza che nessuno riesca o voglia fermarla.

Ci siamo stancati di ripeterlo ma non vogliamo smettere di farlo: la Terrasanta non dovrebbe essere una terra dove scorre sangue e fiele ma potrebbe essere davvero la terra dove abbondano latte e miele per tutti e lo sarà soltanto quando si riuscirà a vivere o almeno a con-vivere insieme dato che non è pensabile che una parte possa vivere senza l’altra e che un popolo possa eliminare l’altro popolo ma purtroppo sembra che la volontà politica degli estremisti dell’una e dell’altra parte sia diversa. Questa attuale politica è molto rischiosa, ci fa paura…in poche parole : NON CI SIAMO!!!

Di solito è la parte più forte quella che dovrebbe essere più “responsabile” e quindi per esempio liquidare come suicidio l’assassinio del giovane autista arabo certo non giova a calmare gli animi già profondamente esasperati! Il più forte, potendo decidere cosa fare e cosa non fare, non dovrebbe cascare nelle provocazioni o peggio ancora, mettersi a provocare ma dovrebbe trovare il coraggio di andare alla radice del problema e risolverlo una volta per tutte con giustizia e magnanimità.

Purtroppo questa spirale di violenza che sembra inarrestabile l’avevamo prevista in tempi non sospetti. Tanti amici si ricordano e mi ricordano le previsioni dello scorso anno quando in tanti raccontavamo di come i futuri scontri si sarebbero concentrati su Gerusalemme…ed eccoci qua a dover scrivere ancora una volta di quanto sia davvero pericolosa la situazione non solo per gli arabi di Gerusalemme Est che stanno subendo pesanti provocazioni, intimidazioni, discriminazioni, umiliazioni ed uccisioni ma anche per i tanti ebrei di Gerusalemme Ovest che farebbero volentieri a meno di questa nuova ondata di terrore che si è abbattuta nuovamente su di loro…

I palestinesi non hanno nulla da perdere. Hanno perso tutto nel corso degli anni, non avranno mai il loro stato e quella che gli stanno facendo vivere attualmente è una vita senza dignità che nessuno potrà sopportare in eterno e dunque non hanno nessun timore nel “sacrificare” fisicamente anche la propria vita.

Gli israeliani hanno tutto da perdere. Non hanno vinto nulla con la violenza e le chiusure, con il muro e le demolizioni. Vivono nella paura talvolta reale e talvolta costruita ad arte per favorire ancora di più le tante divisioni presenti tra le due parti ed allargare sempre più il baratro tra i due mondi. Baratro che rischia di essere riempito di morti e di sangue ma questo non farà dormire sonni tranquilli a chi si macchierà di altri delitti!

Siamo vicini ad una situazione di non-ritorno pericolosissima per tutti! Non si vedono spiragli di luce in questo lungo tunnel ma “di notte l’aurora fa parte di noi” ed è per questo che dobbiamo continuare a sperare che qualcosa di miracoloso accada e che il Signore prima o poi si svegli e sistemi la situazione. Perché o ci mette le mani Lui o andrà a finire sempre peggio se il tutto viene lasciato nelle mani di politici di molto poca volontà e tanta meno umanità!!!

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Tra i feriti di Gaza…

Pimpa in the Hospital

“Come è possibile tutto questo? Questi non sono uomini…sono degli animali”. Con gli occhi gonfi Mamoun mi si getta al collo ed inizia a piangere. Cerco di consolarlo e di consolarmi. Lo stringo forte e sussurro al suo orecchio le uniche parole che in quel momento mi sono venute dal cuore: “ Non dobbiamo diventare come loro. Non possiamo diventare disumani in questo modo. Dobbiamo difendere la nostra umanità”. Mi ha dato pace sentire quelle parole che non erano dirette solo a Mamoun ma era lo Spirito Santo che le diceva anche per me e ringrazio Dio perchè ancora mi permette di “resistere” e di restare umano nonostante tutto. Forse è merito anche del claun/mago Pimpa con cui in questi giorni ci siamo trasferiti in pianta quasi stabile all’Ospedale Francese di Gerusalemme. E’ passata oramai una settimana dall’arrivo dei primi pazienti. Ricordo benissimo quel primo giorno quando siamo arrivati e siamo rimasti scioccati dalla devastazione di alcuni feriti…carni bruciate e squarci impressionanti. Ma il buon Dio ci ha aiutato ed ecco che nei successivi giorni mi sono ritrovato a fare l’assistente claun per riportare il sorriso nel volto dei bambini ricoverati. Grazie al Cielo ce l’abbiamo fatta. Il Pimpa oramai è divenuto un personaggio al punto che appena mi vedono i piccoli, prima ancora di salutare, mi domandano “When Pimpa?” che significa “ Dov’è il Pimpa?”. Tutti lo cercano perchè nell’orrore e nel dolore dei corridoi dell’Ospedale, l’allegria e le magie del Pimpa hanno riportato un sorriso nel volto di tutti, piccoli e grandi.

Oggi uno di loro è partito. Non ho fatto in tempo a salutarlo, non sono riuscito a rivedere il bel sorriso sdentato di Mohamed su quel faccione scuro scuro. Me lo ricordo ancora quando una settimana fa, in pochi attimi quel sorriso si è trasformato in una smorfia di dolore perchè lo squarcio sulla pancia causato da chissà cosa non gli permetteva di ridere troppo. E’ partito non per il paradiso, dove in questi giorni sono volati in tanti, ma per l’inferno. Non può restare a Gerusalemme e nemmeno venire a Betlemme. Deve rientrare laggiù dove il Male è scatenato ed è diventato incontenibile. Oggi ho pregato per lui…chissà forse non ci rivedremo più ma in questi giorni credo che abbia capito che fuori dal campo di concentramento di Gaza gli esseri umani non sono tutti così cattivi e insensibili al dolore dei loro fratelli. Auguri Mohamed, nel buio delle tenebre della Striscia, se per un attimo avrai paura, chiudi gli occhi e pensa al Pimpa. Shater…mis shater!!!!!

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La Montagna Coraggiosa…

la Montagna Coraggiosa

Finalmente verso le 22.00 sono riuscito ad avere sue notizie…ci eravamo lasciati ieri sera alle due di notte ed oggi non ero riuscito a parlarci. Vi affido le sue parole:

“La giornata di oggi ha avuto una piccola tregua dalle h.14 alle h.16….prima e dopo sono ripresi colpi sparsi sopra la chiesa….in questo momento li senti gli aerei e i droni che ripartono per bombardare ? Sarà un altra lunga notte…”.

Ascolto in sottofondo il rumore dei droni ed inizio a pregare nel mio cuore in silenzio…ed allora lui riprende:

Fino ad oggi la Madonna ci ha protetto…continuerà a farlo servendosi anche della collaborazione di tanti amici che pregano per noi”  mi dice con voce forte e piena di fede, il mitico abuna George…o meglio la Montagna Coraggiosa, come lo hanno definito alcuni ragazzi musulmani nel vederlo all’opera!

La situazione è al limite dell’umano- prosegue abuna – per esempio nelle scuole dove si sono raccolti i profughi iniziano le prime risse ed anche qualche accoltellamento perché iniziano a scarseggiare gli aiuti e non bastano per tutti… La corrente elettrica manca da tre giorni e le tenebre di notte sono davvero pesanti e molto lunghe dato che ogni due minuti quando cade una nuova bomba pensi che potrebbero essere gli ultimi due minuti….tutta la notte passa in questo modo tra attesa e preghiera!!!”

Sono contento di averlo risentito…avevo provato tutto il giorno ma non ero riuscito e chissà per quanto ancora ci sentiremo dato che mancando l’elettricità, oltre ai tanti enormi problemi, non si potrà nemmeno ricaricare i cellulari e la paura che restino isolati fuori dal mondo è davvero tanta. Approfitto di questo momento e lo lascio raccontare:

“Oggi dopo altri bombardamenti un gruppo di circa 50 persone ha tentato di sfondare il cancello per entrare in chiesa…gli ho mostrato le macerie dell’ultimo bombardamento ed ecco che sono ripartiti chissà verso dove…. I carriarmati sono arrivati all’ingresso della strada che porta alla parrocchia ed oggi gli sono passato davanti per andare a parlare con le nostre famiglie che non ce la fanno più…questa attesa e questa paura sta devastando la psiche di tutti: i piccoli hanno problemi e piangono in continuo ma anche i grandi non sono da meno…la paura è tanta ma anche la fiducia che questo incubo finisca presto!!!”

Lo saluto con il cuore gonfio di sofferenza e dolore ma anche di speranza perchè finchè la nostra piccola comunità è protetta da questa Montagna coraggiosa, non posso non essere fiducioso come lui!!!   STAY IN PRAYER TO STAY HUMAN!!!

 

 

 

 

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La lunga attesa di Gaza…

suore a Gaza...

Siamo tutti in attesa che finisca presto questo massacro di civili nella Striscia di Gaza. È una attesa che ci vede impegnati con la preghiera affinché il Signore possa intervenire perché abbiamo visto l’incapacità delle Nazioni Unite, dell’America e dell’Europa nel fermare la mano di Caino.

In questi momenti di apprensione e di sofferenza, le notizie che arrivano da dentro Gaza, sono drammatiche e piene di disperazione. Manca la corrente elettrica, mancano le medicine, mancano acqua e cibo, manca tutto!

Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a scappare dalle loro case ma non possono sfuggire ai bombardamenti perché Gaza è una grande prigione a cielo aperto ed in questi giorni anche quel cielo è occupato da aerei, droni ed elicotteri che sganciano missili e bombe con tanta generosità! Non è questa la generosità che la gente invocava. Gaza ha bisogno di altro. Finché continueranno i bombardamenti, da dentro la Striscia continueranno a lanciare i loro razzi per dire: “Ci siamo anche noi, abbiamo diritto di esistere anche noi e preferiamo morire piuttosto che vivere in queste condizioni disumane.”

Perché a Gaza l’umanità è scomparsa da tanto tempo…non solo da quindici giorni ma da tanti e troppi anni. Tutte le volte che mi sono recato a Gaza ho sempre definito questa esperienza “una discesa all’inferno” e tutte le volte che sono uscito da Gaza l’ho fatto con il cuore devastato dal dolore e dalla difficoltà di comprendere come può un popolo costringere a vivere come animali un altro intero popolo.

È arrivato il momento di dire BASTA a questa carneficina, BASTA con questa pulizia etnica slow, BASTA con tutte le menzogne usate per giustificare questo massacro di vite umane…non è più accettabile quello che sta succedendo. Non servirà una tregua per risolvere il problema, perché Gaza ha bisogno di altro. Ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di ridare un po’ di umanità ad un milione e settecentomila disperati in balia degli estremisti interni ed esterni che speculano sulla loro pelle. Ha bisogno di libertà di movimento ed ha bisogno della riapertura dei valichi in superficie per evitare di vivere come topi sottoterra. Ha bisogno della propria dignità umana perché se non gli viene restituita come si potrà tentare di camminare sulla strada verso una Pace duratura?

Non siamo ingenui e non possiamo nemmeno non essere realisti ed in questo momento la Pace è molto lontana anche perché non rende economicamente come il conflitto. Di fronte a tutto questo però vogliamo continuare soprattutto ad essere dei sognatori: ci immaginiamo un giorno in cui arriverà un ebreo “illuminato” che decida di cambiare strada e di mettere in pratica le parole della Legge e dei Profeti. Ne siamo certi…questo giorno arriverà anche perché è già arrivato. E in quel giorno potremo far festa tutti insieme.

Nell’attesa continuiamo a pregare, continuiamo a sognare, continuiamo a resistere, continuiamo a celebrare sotto gli ulivi ed a sparare Ave Marie contro il muro. Tutti insieme dobbiamo continuare a far pressione sul Cielo affinché si decida a far sorgere il prima possibile quest’alba nuova piena di Luce e di Pace.

In questa attesa siamo chiamati però anche a non lasciare soli i nostri fratelli ed è per questo che lanciamo un appello alla solidarietà. Solidarietà che vorremmo far arrivare direttamente a padre George per i bisogni della parrocchia e dei più poveri che nel conflitto sono sempre i primi a rimetterci. Per contribuire alle necessità in modo diretto lo puoi fare attraverso l’Associazione HABIBI. (http://www.associazionehabibi.org/sostienici/ )

Appena cesseranno i bombardamenti spero di poter entrare e portare con me il vostro affetto e il vostro aiuto alla comunità di Gaza che non ne può più di questi massacri e che ci domanda di pregare e sognare un nuovo futuro di Pace!!!  San Giacomo prega per noi!!!

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